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BUONI PASTO: NUOVE DISPOSIZIONI E VIGILANZA SEMPRE ALTA DELLA FIPE

La battaglia di FIPE-CONFCOMMERCIO per i buoni pasto arriva al TAR. Lo ha comunicato la Federazione nazionale in una recente nota, sottolineando che ha avviato il procedimento legale contro la Consip, che ha emanato un bando di gara (Buoni Pasto 7) estremamente penalizzante per gli esercenti, imponendo l’applicazione di sconti superiori al 20% del valore del buono alla P.A, per la fornitura annuale dei servizi sostitutivi di mensa ai pubblici dipendenti. Secondo la Federazione questo tipo di gara diventa, di fatto, “una ulteriore tassa che lo  Stato  impone agli esercenti che, loro malgrado, sono costretti ad accettare convenzioni capestro”. La vigilanza di Fipe sulla questione buoni pasto non accenna a diminuire, proprio in virtù del fatto che la Fipe crede molto nel valore originario del buono pasto (servizio sostitutivo di mensa aziendale) e nella sua nell’utilità per sostenere e  sviluppare i  consumi interni e per mettere i lavoratori in grado di consumare un pasto equilibrate in un ambiente confortevole”. A testimonianza di ciò, la legge di stabilità 2015, dispone l’aumento a 7 euro del valore defiscalizzato dei buoni pasto elettronici, mentre resta fermo a 5,29 euro quello dei buoni cartacei: un risultato perseguito ormai da anni da Fipe e ANSEB che, almeno parzialmente, dà risposta alle esigenze dei lavoratori di avere un buono di un valore più adeguato per il soddisfacimento delle esigenze alimentari e, contemporaneamente, contribuisce al rilancio dei consumi interni alimentari. Infatti, a differenza del denaro, il buono pasto è spendibile esclusivamente in Italia, non è tesaurizzabile, e consente esclusivamente acquisti nel canale della somministrazione e della vendita di alimenti (la disposizione entrerà in vigore dal 1 luglio 2015).