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CANDIDATURA DI TREVISO A CAPITALE DELLA CULTURA 2020: TREVISO NON CE L’HA FATTA ? SOLO RIMANDATA A NUOVA DATA

Treviso solo rimandata a settembre, ora riempiamo le lacune. Siamo partiti come città d’arte minore, ora trasformiamoci in una grande città

Treviso capitale della cultura? Non è andata. La vedo – afferma il presidente Renato Salvadori – come un rinvio ad una nuova data, per ripresentarsi meglio e con le lacune colmate. Con un unico obiettivo di fondo: da “grande Treviso”, deve trasformarsi in una “Treviso più grande”, allargando i diametri e le circonferenze, includendo idee e territori, ampliando l’attrattività facendo rete tra comuni limitrofi e massa critica e intorno ai grandi valori che questo arrivo in finale, pure importante, ha fatto emergere”.
Che tradotto significa: il “sistema Treviso”, dove ognuno fa la propria parte e mette del suo, sostenendo eventi, mostre, festival, collegamenti tra musei, beni comuni, territori, ha funzionato e funziona, ma siamo solo all’inizio, alla prima generazione, e per vedere i frutti occorre lavorare anni, bisogna però aggiungere ancora del nuovo. Il brand Treviso Is open è un primo passo e va rafforzato. Ma per bucare la cortina mediatica deve passare attraverso un atteggiamento collettivo e diventare appartenenza alla comunità intera. Anche il dossier fatto per la candidatura, è un buon viatico, ora bisogna condividerlo e metterci del proprio per lasciare qualcosa di buono ai nostri figli e nipoti. Esempi concreti? Rigenerare i contenitori vuoti in “iper luoghi”, dove talenti culturali e risorse economiche si incrociano, rigenerando i vari “ex luoghi” attraverso la strutturazione di un pensiero nuovo e portante che ci dovrà contraddistinguere maggiormente, utilizzando gli strumenti esistenti, sfruttando le maglie dell’urbanistica, facendo crescere il tessuto ricettivo ed imprenditoriale, mettendo insieme progettualità concrete, ed utilizzando di più i bandi europei.
“Il nostro cantiere”- prosegue Salvadori- “è partito dalla concertazione territoriale per dotare il comparto ricettivo e dei pubblici esercizi di un impianto contrattuale innovativo che consente di affrontare qualsiasi evento con flessibilità e di rispondere ai picchi di lavoro, come ad esempio quelli delle grandi mostre. A cominciare da quella imminente dedicata a Rodin”.
La provincia di successo dell’impresa ogni 9 abitanti anni 90, ha cambiato taglia, si sta togliendo il vestito vecchio di dosso e sta riprovando, con pazienza, a cucirne uno nuovo, della taglia giusta.