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CENTRI COMMERCIALI E TERRITORIO: PROGRAMMAZIONE IN SALDO?

Confcommercio ha presentato al Palazzo del Terziario la mappatura della Grande Distribuzione. L’appello di Salvadori a Politici ed Amministratori ed il commento di Filippi

La sfida del commercio non è più nelle dimensioni o nella sola attrattività del marchio, ma nell’appartenenza ad un territorio programmato e programmabile. Se c’è programmazione, ne consegue sviluppo, sostenibilità, occupazione, coesione sociale, qualità della vita. Se manca la programmazione, favoriamo accumuli di cemento, illusioni occupazionali, effimere suggestioni, attrazioni temporanee, in breve, “tristi cadaveri” per il territorio, che non può- e non deve ragionare- entro i perimetri comunali, ma con l’ottica dell’area territoriale. Perché, nel caso del commercio, i confini comunali non tengono più, un centro commerciale è in grado di smuovere pullman e di innescare un pendolarismo che sfiora anche i 100 chilometri al giorno.
E’ questo uno degli obiettivi che Confcommercio Treviso intende condividere con Amministratori, imprese e cittadini, nel giorno in cui ha voluto presentare, con una conferenza stampa, la costellazione dei tanti centri commerciali che ci stanno assediando, come in un sistema solare che si arricchisce ogni giorno di nuovi satelliti, tutte le aree “ex”, candidabili a diventare moderni store per implodere subito dopo la sbornia da effetto – novità.
“Il rischio collasso” –assicura il presidente Renato Salvadori– non è solo per la piccola imprenditoria esistente, che peraltro, finché conta sulla propria salute fisica, assicura servizi e sopravvivenza ai tanti centri urbani e che ha in sé la capacità di contenere i costi auto-sacrificando i propri guadagni- ma agli stessi iper e centri commerciali, troppi – secondo Confcommercio- per una popolazione che invecchia, (pur comprendendo la quota di immigrati, 2000 cittadini in meno negli ultimi 2 anni) e che si è impoverita prima per la crisi strutturale ed ora per il dramma delle banche locali” (secondo Confcommercio hanno intaccato l’8,5% del Pil trevigiano).
Il futuro del commercio e del terziario non è nella battaglia impari contro il presente, ciò che esiste e che è già approvato, ma nella capacità del contribuire a qualificare l’esistente, di segmentare le aree di interesse, di far crescere le identità dei quartieri, ed i distretti dei consumi, di rendere sistematiche le attività di promozione dei centri storici, di istituzionalizzare le collaborazioni o i “buoni rapporti” con le Amministrazioni.
“In questo contesto”- afferma Salvadori– “impensierisce molto la politica rivolta al “consumo zero di territorio” perché, nei fatti, rischia di diventare utilizzo “sfrenato” di tutte quelle superfici abbandonate dalle attività produttive che possono essere riconvertite in ulteriori ed insostenibili insediamenti commerciali”.
Nella Marca che vagheggia, sia pure con ritardo rispetto ad altre aree europee evolute, il modello “smart” improntato alla sostenibilità, la miglior lettura che si può dare del salato conto inflitto al territorio è – secondo il sociologo Vittorio Filippi– quello dei 4 megadistretti del consumo, tutti dotati di forza centrifuga. Due- ha spiegato il sociologo- sono di tipo giovanilistico e sono concentrati a Silea (per il food) e nel Montebellunese (per lo sport), altri due sono di tipo “familistico”, con merceologia mista, e sono concentrati nella strada ovest, che collega Treviso a Villorba, e nella Pontebbana, che conduce verso le colline del Prosecco.
Una proposta- quella dei distretti dei consumi- che può dare inizio ad una riflessione comune per non trovarsi impreparati di fronte alle sfide del futuro. Le città ed i centri storici, al momento, possono contare sulle risposte e sugli strumenti “certi” messi in campo da Confcommercio, per i quali Salvadori auspica “condivisione” che vedono istituiti, in provincia: 3 distretti ufficiali del commercio (Treviso, Motta, Valdobbiadene-Pederobba), 9 associazioni di promozione libere e private, altrettanti (9) parternariati con equa partecipazione di Pubblico e di Privato, oltre a due protocolli istituzionali siglati rispettivamente con Anci Veneto e con Confedilizia per avviare quelle indispensabili “politiche urbane attive” di salvataggio.

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