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CONFCOMMERCIO: A SERVIZIO DELLE IMPRESE DEL TERZIARIO DA 70 ANNI

Il presidente nazionale Carlo Sangalli ha dato inizio, a Roma, alle celebrazioni per il settantennale della Confcommercio. Per l’occasione è stato studiato un logo speciale (in foto), e durante l’anno associativo, ogni Associazione territoriale, ricorderà nei propri eventi questa particolare ricorrenza, che sottolinea non solo la longevità, ma anche la tenuta dell’Associazione che, nel rappresentare le categorie del commercio, del turismo e dei servizi, ha ripercorso un pezzo importante della storia economica  e sindacale italiana. Confcommercio guarda al futuro contando su una rappresentanza solida e capillare che fa riferimento alle Associazioni territoriali, ai mandamenti, ai presidenti locali, ai numerosi fiduciari e delegati che, in ogni comune d’Italia, nei propri quartieri, ogni giorno danno voce alle istanze ed ai problemi delle piccole e medie imprese. Per qualità dei servizi offerti, numero di associati,  e gruppi sindacali organizzati, Confcommercio Treviso, si colloca al quinto posto della graduatoria che valuta le più efficienti associazioni territoriali.

L’evento iniziale si è svolto a Roma, al Tempio di Adriano. Nel corso della serata sono stati trasmessi il video “Il lungo viaggio” che ripercorre, con foto storiche e contemporanee dell’archivio dei Fratelli Alinari, la storia del nostro Paese e delle imprese del commercio, del turismo, dei servizi e dei trasporti, e il film “Una mano in più” che racconta il valore economico e sociale delle realtà che Confcommercio rappresenta. Hanno partecipato  esponenti del mondo della politica, delle istituzioni, dell’economia e del sistema confederale. Sono intervenuti i Ministri Dario Franceschini e Giuliano Poletti; il Vice Ministro Luigi Casero; i Sottosegretari Simona Vicari e Enrico Zanetti; Franco Bassanini (Cdp); Antonio Patuelli (Abi); Giuseppe Vegas (Consob); i parlamentari Francesco Boccia, Renato Brunetta, Daniele Capezzone, Cesare Damiano, Stefano Fassina, Maurizio Gasparri, Lorenzo Guerini, Maurizio Lupi, Giorgia Meloni, Maurizio Sacconi e Renato Schifani; il politico Giovanni Toti; i sindacalisti Carmelo Barbagallo e Susanna Camusso.

L’ufficio studi ha ricomposto, con una carrellata di tappe, la storia della Confcommercio e con essa la nostra storia economica.

LA STORIA DI CONFCOMMERCIO DAL 1945 AD OGGI

Confcommercio nasce a Roma il 29 aprile 1945 su iniziativa di alcune libere Associazioni dei Commercianti provinciali del Centro-Sud e di categoria.

L’anno successivo, con un congresso-assemblea, aderiscono anche le Associazioni settentrionali e viene proclamato il primo presidente della storia di Confcommercio.

Nel 1949 si completa l’adesione alla Confederazione delle restanti Associazioni provinciali. Negli anni ’50 si rafforza la rappresentanza del commercio estero e del turismo che porta la Confederazione ad assumere, nel 1961, la denominazione di Confederazione Generale Italiana del Commercio e del Turismo.

Durante gli anni ’60 e ’70, tra gli avvenimenti più significativi dell’attività di Confcommercio, la nascita del patronato Enasco, struttura di servizio e assistenza per i commercianti, e il varo della legge 426 del 1971, che regola la disciplina del commercio.

In quegli anni cresce il rilievo della politica europea e, nel 1981, viene costituito l’ufficio di rappresentanza a Bruxelles.

Da segnalare, in quel periodo, il varo della BIT (Borsa Internazionale del Turismo), oggi la più importante manifestazione fieristica del settore, nata su iniziativa di Confcommercio e che, nel 1981, vede la sua prima edizione. L’attività della Confederazione negli anni successivi, sempre orientata allo sviluppo del suo ambito di rappresentanza, porta al riconoscimento della rilevanza del terziario nell’ambito dell’economia nazionale. Coerentemente con questo processo, sul finire degli anni ’80, la Confederazione assume la nuova denominazione di Confederazione Generale Italiana del Commercio, del Turismo e dei Servizi.

È in questi anni che si fa più forte l’impegno di Confcommercio, proseguito e intensificato anche nel decennio successivo, su temi di particolare rilevanza per le imprese rappresentate e per l’economia nazionale, come le tasse, il Mezzogiorno, la criminalità, il passaggio all’euro, la riforma del mercato del lavoro. Temi affrontati, spesso, con lo svolgimento di importanti iniziative nazionali promosse dalla Confederazione.

Nel 1993 Confcommercio è tra i soci fondatori di Eurocommerce, l’Associazione europea del commercio internazionale al dettaglio e all’ingrosso.

Nel 1995, con una serie di eventi e iniziative su scala nazionale, si celebra il 50° anniversario della Confederazione e pochi anni più tardi, nel 1998, il Parlamento vara il D.Lgs. 114 – la cosiddetta “riforma Bersani” – che avvia il processo di riforma del settore del commercio.

Nel 1999 si svolge la prima edizione del Forum di Cernobbio, che diventerà uno dei maggiori appuntamenti annuali di Confcommercio sui temi economici e sociali.

Nel 2000, su iniziativa della Confederazione, nasce Confturismo, struttura di coordinamento per il comparto del turismo, con l’obiettivo di rafforzare la rappresentanza unitaria delle imprese del settore e di far emergere il ruolo strategico del comparto nella crescita economica del nostro Paese. Successivamente Conftrasporto, struttura di coordinamento del trasporto, spedizione e logistica, aderisce a Confcommercio.

Nel 2005 Confcommercio istituisce Fondo Est, il più grande fondo sanitario in Italia, che garantisce l’assistenza integrativa ad oltre 1.200.000 lavoratori del terziario e del turismo.

Negli anni più recenti, il continuo rafforzamento del ruolo sindacale della Confederazione segue di pari passo la sempre più marcata terziarizzazione dell’economia italiana.

E cresce anche l’esigenza di valorizzare la rappresentanza unitaria del mondo delle Pmi e dell’impresa diffusa che, nel 2006, insieme a Casartigiani, CNA, Confartigianato e Confesercenti, porta alla nascita del “Patto del Capranica”, coordinamento tra le cinque principali Confederazioni di rappresentanza di questo mondo di imprese.

Nel 2009 la Confederazione vara una riforma statutaria allo scopo di rafforzare la propria missione di rappresentanza unitaria delle imprese associate e di avviare un significativo processo di rinnovamento organizzativo. Si modifica il logo e si amplia la denominazione, che diviene Confcommercio-Imprese per l’Italia, Confederazione Generale Italiana delle Imprese, delle Attività Professionali e del Lavoro Autonomo. Un processo che, successivamente, ha continuato a svilupparsi con l’obiettivo di modernizzare ulteriormente l’architettura organizzativa di Confcommercio-Imprese per l’Italia, valorizzandone i livelli regionali e promuovendo le federazioni di settore. A maggio del 2010 l’esperienza del “Patto del Capranica” culmina nella nascita di Rete Imprese Italia, organismo di coordinamento delle attività delle imprese del terziario e dell’artigianato.

Negli anni successivi, si intensifica l’attività di Confcommercio su temi sindacali “forti” – come tasse, consumi, lavoro, infrastrutture, legalità – rafforzando la “missione” di rappresentanza della Confederazione nei confronti delle imprese italiane e valorizzando sempre di più il ruolo dell’economia dei servizi nel dialogo sociale e nelle scelte di politica economica.

 

COME SONO CAMBIATI I CONSUMI DELLE FAMIGLIE IN 70 ANNI

Analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio

Nel 1945, anno di costituzione di Confcommercio, in un contesto di sopravvivenza per gli effetti della guerra, i consumi delle famiglie italiane erano rivolti per circa l’80% a generi alimentari e bevande (negli anni prebellici erano intorno al 54%). Mediamente il prezzo del pane, calcolato con i valori attuali in euro, era pari a poco più di un euro al chilo, un litro di latte costava 1,03 euro, un chilo di pasta circa 2 euro, un chilo di carne bovina 13 euro.

Già nel 1955 i consumi si erano diversificati e la quota di consumo dei beni e servizi non alimentari aveva raggiunto il 39%, mentre i generi alimentari scendevano al 50%. Questa tendenza negli ultimi 60 anni si è progressivamente accentuata.

Oggi, in una società post-industriale e fortemente terziarizzata, il consumo di beni e servizi non alimentari supera il 75%, mentre la spesa per i prodotti alimentari rappresenta meno del 20%.

Fermo restando la diversificazione nella qualità e nella varietà dei prodotti in commercio, attualmente un chilo di pane costa in media 2,80 euro, la pasta 1,60 euro al chilo, un litro di latte 1,55 euro, la carne bovina poco più di 16 euro al chilo. Per pasta, uova ed olio di oliva i prezzi sono in media più bassi che negli anni ’50 (tabb. 1 e 2 ).

Tab. 1 – Consumi delle famiglie per gruppi di beni

Generi alimentari, bevande e tabacchi

Vestiario e calzature

Altri beni e servizi

TOTALE

1938

54,4

12,7

32,8

100,0

1945

79,7

4,2

16,1

100,0

1955

50,3

10,7

39,0

100,0

1965

45,7

9,0

45,3

100,0

1975

33,9

9,3

56,8

100,0

1985

25,4

10,0

64,5

100,0

1995

19,2

9,1

71,7

100,0

2005

17,4

8,1

74,5

100,0

2007

17,2

7,7

75,0

100,0

2014

18,5

6,1

75,4

100,0

Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Istat

Tab. 2 – Prezzi medi al consumo di alcuni prodotti alimentari (euro 2014)

 

Pane  (Kg.)

Pasta (Kg.)

Carne bovina (Kg.)

Uova (pezzo)

Latte (litro)

Olio di oliva

(litro)

1938

2,10

2,78

11,34

0,46

1,09

6,98

1945

1,11

1,99

13,04

0,84

1,03

11,71

1955

2,06

3,03

16,61

0,52

1,19

8,37

1965

1,68

2,53

18,93

0,40

1,19

8,00

1975

1,59

2,36

20,72

0,32

1,25

9,15

1985

2,08

1,97

17,29

0,27

1,31

5,40

1995

2,53

1,95

15,70

0,21

1,44

5,44

2005

2,76

1,39

15,26

0,21

1,47

4,76

2007

2,89

1,39

15,98

0,22

1,46

5,60

2014

2,86

1,60

16,49

0,24

1,55

4,59

Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Istat

I flussi turistici

I primi significativi movimenti turistici negli esercizi alberghieri, sia di italiani che di stranieri, si registrano a partire dagli anni ‘60. Se nel 1965 le presenze turistiche alberghiere non superavano i 100 milioni, nel 1975 raggiungevano circa i 140 milioni di cui poco meno di 50 milioni provenienti dall’estero.

Oggi il movimento turistico alberghiero in Italia conta oltre 250 milioni di presenze, di cui circa 130 milioni estere (tab. 3).

Tab. 3 – Movimento dei clienti negli esercizi alberghieri (milioni)

 

PRESENZE

 
 

Totale

di cui stranieri

   % stranieri/totale
1956

52,6

16,7

31,7

1965

97,5

37,7

38,6

1975

139,7

47,5

34,0

1985

170,7

64,0

37,5

1995

208,0

84,6

40,7

2005

240,4

102,3

42,6

2007

254,3

113,0

44,4

2013

254,8

126,3

49,6

Elaborazioni  Ufficio Studi Confcommercio su dati Istat

Il sistema distributivo

Nell’immediato dopoguerra gli esercizi commerciali totali al dettaglio non raggiungevano le 800mila unità, di cui circa 250 mila erano operatori in forma ambulante.

Migliorando nel corso degli anni ‘60 e ‘70 le condizioni di vita e di reddito dei cittadini, la rete degli esercizi si è ampliata sul territorio superando nel 1971 complessivamente 1 milione di unità. Oggi la rete si è assestata al di sotto delle 950mila unità di cui otre 188mila ambulanti (tab. 4).

Tab. 4 – Numero degli esercizi del commercio al dettaglio

 

in sede fissa

ambulante

totale

1945

531.195

247.276

778.471

1956

725.778

300.627

1.026.405

1961

871.161

312.425

1.183.586

1971

802.523

282.744

1.085.267

2001

725.444

121.090

846.534

2011

776.155

175.913

952.068

2014

755.045

188.274

943.319

 

Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Istat, Osservatorio Nazionale del Commercio

 

Pil e debito pubblico per abitante

Nel 1945 l’Italia era povera e, pur uscendo da un lungo e doloroso conflitto bellico, evidenziava un debito per abitante inferiore rispetto al reddito prodotto. Negli anni ’60 si registrava il “periodo d’oro”, con un pil per abitante, calcolato con i valori attuali, che, sulla spinta del boom economico, superava i 9mila euro e un debito pubblico che per ogni italiano era di soli 2.300 euro: il Pil prodotto era 4 volte circa superiore al debito accumulato. A partire dagli anni ‘70 il divario tra Pil e debito pubblico si è iniziato ad assottigliare per invertirsi completamente dagli anni ‘90. Oggi a fronte di un Pil per abitante pari a circa 27mila euro, ci sono oltre 35mila euro di debito per ogni italiano (tab.5).

Tab. 5 – Dati per abitante (euro 2014)

 

Pil

Debito pubblico

1945

1.347

906

1955

5.995

1.807

1965

9.515

2.360

1975

15.913

7.762

1985

21.066

15.246

1995

26.069

29.817

2005

29.021

30.774

2007

30.365

31.114

2014

26.582

35.117

Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Istat e Banca d’Italia