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CONTRIBUTO CAMERALE: ECCO LA NOSTRA OPINIONE

Di Renato Salvadori, presidente Confcommercio Treviso

L’Associazione Industriali, esprimendo nel modo e nella forma che abbiamo letto, una posizione contraria alle decisioni del Consiglio camerale intorno alla revisione economica del ruolo camerale, pone alcune interessanti questioni.
Anzitutto sul metodo: contestando una decisione, democraticamente assunta da un organo- il Consiglio camerale -nella sua piena legittimità, per il solo fatto di essere contraria alla stessa deliberazione. Poco importa che, nello stesso organo, non sia neppure riuscita a schierare tutti i propri rappresentanti segno evidente che, al netto delle posizione dei vertici, molte crepe si annidano già all’interno della stessa associazione.
Nel merito: va anzitutto affermato che lo “ scandalo” di cui stiamo parlando si riferisce ad un tecnicismo in base al quale le imprese non avranno una riduzione del ruolino di pochi euro (in media meno di 20 all’anno) equivalenti all’ultima riduzione del 20% prevista dalla legge di riforma. Occorre specificare peraltro che questa modalità non è fine a sé stessa, ma strettamente legata al cosiddetto “ Piano Calenda” (dal nome del ministro dello sviluppo economico ) che destina le risorse così ottenute a 3 aree: industria 4.0 ( quindi sviluppo ed innovazione ); scuola lavoro (quindi percorsi virtuosi a favore degli studenti ma anche opportunità di crescita imprenditoriale per le imprese, che potrebbe tradursi in prospettiva di crescita occupazionale; promozione culturale e territoriale( quindi ruoli e funzioni divenuti propri alla Camera anche a seguito della neoassunta cabina di regia sullo sviluppo turistico). Sulla base di queste premesse, diventa arduo comprendere le ragioni del dissenso di Unindustria. E, senza scomodare dietrologie che ritengo infondate ma cui alcuni credono ( voglia di egemonia disturbata dal rilancio dell’attività di un ente ritenuto morto; piuttosto che rivendicazioni sul piano Calenda in relazione ai robustissimi finanziamenti promessi al sistema industriale e poi ridimensionati; o il desiderio di fare in splendido isolamento i percorsi di scuola lavoro etc etc ) forse è utile una parola sul tono.
Premesso che vi è piena libertà d’espressione da parte di tutti, a volte riallineare le affermazioni presenti con la necessaria memoria storica potrebbe essere un esercizio di stile. L’affondo sulla Camera di Commercio e la sua inutilità sarebbe forse meno virulento se, chi lo porta, ricordasse insieme i fondi ottenuti e spesi dal mondo industriale per l’internazionalizzazione, l’innovazione, i consorzi fidi, fiere ed eventi commerciali , società speciali etc etc. Così come il richiamo al cambiamento e alla deontologia che lo sostiene, dovrebbe articolarsi con un minimo di attenzione a fatti recenti quali la gestione delle banche locali e la lite che oppone l’Ente Camerale a Fondazione Cassamarca che, in esponenti di spicco di estrazione industriale, hanno trovato molti dei propri alfieri.
Da ultimo, l’aspetto relativo alla promozione territoriale che sembra essere di poco o nullo interesse per gli industriali è l’unico che appare comprensibile. O quanto meno coerente con chi, promovendo la delocalizzazione spinta aveva adottato, in una propria assemblea, Timisoara ( Romania) come ottava provincia del Veneto ricevendone in cambio la denuncia di” alto tradimento” dall’allora segretario provinciale della CGIL Luigi Cacco. I fatti, sotto forma di capannoni chiusi ed aree industriali dismesse testimoniano, senza ombra di dubbio, da che parte stava la ragione. Quindi è coerente che chi ha magari radici qui, ma testa ed interessi in altre parti del globo, pensi che lo sviluppo territoriale non sia affar suo. Però, almeno non giudichi chi, al contrario, crede che il benessere e lo sviluppo del territorio sia affare di tutti- in primis delle Associazioni di categoria – che rappresentano imprese ed imprenditori che non vogliono e non possono delocalizzare. Soggetti che, nella mancata riduzione del ruolo camerale, vedono la prospettiva, e perché no le risorse, per un progetto inteso al ripensamento attivo del territorio provinciale in tutte le sue declinazioni. Ma soprattutto scommettono su un Ente, la CCIAA di Treviso e Belluno ( peraltro amministrata dai propri organi a titolo puramente gratuito ) il soggetto capofila intorno a cui incardinare e sviluppare politiche di crescita e prospettiva senza delle quali non vi è prospettiva per nessuno. Per cui, ben venga la Camera unica regionale, a condizione però di rispettare la voglia e la capacità e la determinazione di non tradire le attese ed i bisogni dei singoli territori, da parte di chi in questi opera e lavora.