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DAL CONSUMO AI CONSUMI, DAL LAVORO E PER IL LAVORO, LE NUOVE FACCE DELLA CRISI

I dati della fine 2013, ovvero del quarto trimestre del sesto anno di crisi confermano quanto, in questi anni e mesi, ci siamo detti. La crisi non è una circostanza temporanea, ma una situazione stabile e direi ormai stabilizzata che possiamo solo tentare di leggere, comprendere, interpretare, munendoci di nuovi strumenti e nuovi occhiali di lettura.

La prima riflessione riguarda i consumi. Occorre andare oltre le definizioni, pur apprezzandole per la loro efficacia. Non siamo più nell’epoca saggiamente definita con il “solo” termine del “deconsumo”, della “rinuncia” , della “sobrieta”, ma nell’epoca dei “consumi”, dove quel plurale indica una molteplicità di atteggiamenti che insieme coesistono, che a tratti di contraddicono, che vengono influenzati da spruzzate temporanee di ottimismo a giudizi netti e trancianti sulla politica e sugli andamenti dell’economia. La fiducia si alterna alla sfiducia, la prudenza nella spesa quotidiana compensa gli impeti tecnologici che inducono (Euro23-390x2256spesso) gli uomini a non rinunciare ad iphone, ai pad e tecnologia, e le donne (spesso) a gratificarsi in sedute di estetica e cosmesi, solo per fare qualche esempio.

Nell’Italia che per metà vive con circa 2000 euro al mese ogni “consumo” emerge con la sua caratteristica, indirizzandosi verso la sostenibilità, la tecnologia il biologico alimentare, la griffe che fa rima con il marchio democratico, il primo prezzo che si abbina al tipico, per un mix di letture che ci regalano una società sicuramente provata dalla crisi, preoccupata per il futuro dei propri figli, arrabbiata per i grandi ed inaccettabili sprechi pubblici, lontana dalla Politica, ma tutto sommato sta dimostrando di essere in grado di gestire un cambiamento che non ha pari nella storia economica degli ultimi 100 anni.

La seconda riflessione riguarda il lavoro: di fronte ad una situazione come quella attuale, ai tagli che anche oggi contrappongono, sul territorio, le parti sociali, è doveroso far decollare ed incentivare una nuova politica, che riduca il costo del lavoro per le imprese, che incentivi il lavoro dei giovani, che trasformi gli ammortizzatori sociali in strumenti concreti di politiche attive, e le barricate in accordi applicabili.

Servono provvedimenti certi ed efficaci, legati il più possibile alle buone pratiche di cui il territorio trevigiano ha saputo dotarsi, ma occorre soprattutto uno scenario certo, per i prossimi 5 anni, in cui siano ben delineati gli obiettivi, le strategie e gli strumenti con i quali si intende favorire la crescita economica senza rischiare di sprecare le risorse pubbliche o, peggio ancora, il venir meno di quella visione comune indispensabile per consentire alle imprese, ed in particolare a quelle produttive, piccole o grandi, di effettuare gli investimenti necessari per garantire lo sviluppo. Sostenere le piccole e medie imprese che, con la loro presenza sul territorio, contribuiscono alla tenuta occupazionale, è una priorità alla quale non si può più derogare. Solo in questo modo, si può concretizzare un futuro per l’economia, un sostegno alle famiglie e la conseguente crescita dei consumi, senza la quale l’Italia (e la Marca) non possono ripartire

 

Per saperne di piu':

Commento Filippi _quarto trimestre 2013
slides osservatorio 31 gennaio 2014
tutti_i_dati_dal_web 4 trim 2013