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DISTRETTI DEL COMMERCIO E MANAGER: AVANTI TUTTA SENZA SE E SENZA MA

Ecco l’intervento del presidente Salvadori sul tema del commercio, dei centri storici e dei distretti.

La Regione Veneto,  con il proprio provvedimento sui “ distretti del commercio” ha dato un preciso segnale verso la modernizzazione del commercio soprattutto all’interno dei centri storici ed urbani.

Ambiti questi, caratterizzati da un livello di complessità assolutamente rilevante, stante la convivenza di attività commerciali, turistiche, artigianali di servizio e terziarie in genere animate da interessi, orari e peculiarità a volte collidenti. Complessità amplificata dai bisogni dei residenti, dalle legittime attese economiche dei proprietari immobiliari, dalla nascita indiscriminata di grandi aree periferiche commerciali, cui si sommano ritmi, tempi e peculiarità dei servizi pubblici.

Il risultato finale è sotto gli occhi di tutti. Città e paesi che vedono affievolita la propria attrattività con vie del centro che, per la chiusura di molte attività, sempre più spesso perdono lo smalto del bello per assumere la distonia dei sorrisi sdentati. Questa è la “Percezione” che regalano le luci spente, le vetrine chiuse, i tanti, troppi cartelli “ Cedesi o Affittasi “ a testimonianza di una battaglia momentaneamente perduta. Quindi, di una conclamata sconfitta  per il modello culturale che, da sempre, in Italia, trovava nella piazza il luogo privilegiato di relazione e nel centro il massimo punto di convergenza sociale.

A questo fenomeno le Amministrazioni locali hanno cercato di reagire con l’unico strumento a loro disposizione: le attività di animazione dei centri urbani per il tramite di iniziative proposte da cittadini ed associazioni. Belle, utili, impegnate, positive, ma anche – per propria natura- discontinue, slegate fra di loro e perciò inadatte a dare una fisionomia stabile specifica ai luoghi che le ospitano ed a consentire un vero rilancio del centro.

A questo, anche sulla base di esperienze felicemente riuscite in altri ambiti territoriali, ha cercato di dare una risposta la Regione Veneto con il bando sui “ distretti del commercio”, frutto di un lungo e qualificato lavoro di confronto con le Associazioni di categoria.

Fin dal titolo, si coglie la volontà politica che sottende lo strumento : obbligare il singolo centro, storico o urbano che sia, a trovare una propria fisionomia distintiva. A farlo in pianta stabile, raggiungendo questo obiettivo attraverso la coincidenza d’interesse di tutti i soggetti insistenti in ambito urbano. Perciò, obbligando tutti alla sintesi attraverso l’individuazione di un minimo comun denominatore: il rilancio del centro come luogo essenziale delle relazioni, dell’economia, della caratterizzazione culturale.

Per questo Confcommercio, insieme ad altri soggetti, condividendo fino in fondo lo spirito della bando,  ha aderito convintamente al distretto e alla sua logica proponendo progetti per Treviso, ma anche per Montebelluna, Conegliano, Castelfranco, pur nella consapevolezza della difficoltà che una modalità di dialogo così nuova e rivoluzionaria comportava.

Per la stessa ragione Confcommercio Treviso crede che la scelta del “ manager di distretto” peraltro finanziato nel proprio costo per 30,000€ all’anno dalla Regione sia l’ingrediente fondamentale e qualificante per raggiungere il risultato  di un nuovo  e condiviso linguaggio, capace di mettere in relazione soggetti ed interessi a volte così diversi da risultare spesso di difficile lettura.

Ora la sfida è da giocare sul versante, da un lato, della competenza del manager; dall’altro, sulla capacità di comunicare all’esterno, in particolare alle attività di possibile nuovo insediamento, che città e paesi sono vivi, attraenti, perciò capaci di generare nuovo sviluppo e quindi soddisfazione economica.

Se queste sono-le premesse- e, come dimostra l’esempio di Treviso, allora serve semplicemente lo sforzo di tutti, senza se e senza ma. L’occasione che il finanziamento regionale sta presentando alla città e importante: è ora possibile riscrivere la fisionomia dei nostri paesi secondo una logica più moderna, con una specifica attenzione alle esigenze del cittadino residente, alle richieste dei proprietari immobiliari, ma anche a quelle del visitatore che non può più essere solo occasionale. Valorizzando gli immobili e le loro rendite, ma anche rendendo più accessibile e competitivo l’esercizio dell’attività d’impresa.

In questo contesto, le Amministrazioni coinvolte sono meritoriamente chiamate a fare ogni sforzo di comunicazione per coinvolgere e convincere tutti i soggetti potenzialmente interessati a questa novità. Se poi riescono a farlo gratuitamente, meglio. Poiché saranno chiamate poi a fare ogni sforzo in termini di fiscalità, e quindi di minor introito di tributi locali, per incentivare l’avvio del processo virtuoso, al termine del quale le vie dei nostri centri urbani torneranno a sorridere a dentatura piena. Riuscire nell’impresa significa non solo recuperare un patrimonio a forte rischio di degrado, ma anche e soprattutto indicare una strada alla quale, nell’interesse dell’intera collettività provinciale, anche tutti gli altri- solo momentaneamente esclusi- possano partecipare.