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FIPE: SERVE LA RIFORMA DEI BUONI PASTO

Anche la Fipe di Treviso, tramite il presidente Zoppè, sostiene la richiesta regionale.
La “guerra dei buoni pasto” sollevata dall’APPE di Padova non ha soltanto una valenza locale, ma Interessa tutto il Veneto e tutta l’Italia. La filiera del buono pasto non funziona più come potrebbe.
Gli oneri a carico dell’esercente per garantire il servizio ai lavoratori-clienti sono divenuti insostenibili e deprezzano il valore nominale del buono. Basti pensare che, tra ribassi d’asta praticati dalle ditte emettitrici per aggiudicarsi le gare, aggi subiti dagli esercenti per la gestione dei buoni, costi dei servizi connessi, un buono pasto di 5 euro di valore nominale viene rimborsato, con ritardi anche di mesi, per cifre inferiori ai 4 euro reali. “Così non su può continuare”- afferma il presidente di Confcommercio Veneto Massimo Zanon- “e c’è il rischio fondato ( e da noi assolutamente non sostenuto) che qualche esercente possa rapportare la qualità e la quantità del prodotto servito non al valore nominale, bensì al valore reale del buono pasto”.
Per poter continuare a garantire un servizio di qualità al consumatore/ lavoratore non resta che una modifica legislativa nazionale ( che abbiamo già chiesto a Fipe e a Confcommercio) che sancisca la costanza della validità del valore nominale del buono pasto lungo tutta la filiera ed introduca sanzioni per i casi (sempre più frequenti) di utilizzo improprio del buono pasto ( che serve come sostitutivo del servizio mensa durante la giornata di lavoro e non, ad es., per riempire il carrello della spesa nei fine settimana).
La pratica del buono pasto, se sorretta da una legislazione adeguata e da sanzioni per i trasgressori, è sicuramente apprezzabile, anche per i vantaggi fiscali e contributivi connessi, sia per i lavoratori che per le imprese (entro un valore nominale di 5,29€ il buono pasto è defiscalizzato e decontribuito).
“In un momento difficile come questo”- conclude il presidente di Confcommercio Veneto Massimo Zanon- “la riforma del buono pasto apparirebbe non solo come un segnale di speranza per gli esercenti, ma anche come un messaggio importante per tutti i cittadini che potrebbe contribuire a rassicurare un mercato in cui la distorsione rischia di diventare norma quotidiana”.