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FISCO E FURBETTI: 6 MOTIVI PER DIRE NO ALLE FACILI ETICHETTE

Il presidente Salvadori condanna l’evasione fiscale ma non condivide i giudizi facili e generalizzati sulla categoria

I rapporti periodici della Guardia di Finanza su scontrini e controlli hanno creato una cultura che, invece che offrire una panoramica lucida ed oggettiva della situazione economica, crea un divario, anche sociale, tra furbetti e non. Da una parte il grande esercito delle dichiarazioni e dei controllati regolari, che si contrappone ad un altrettanto grande esercito di furbetti, in genere dello scontrino mancato, ma spesso anche del ticket, dell’esenzione o del certificato carente. In una parola di evasori. Anche se si tratta dello scontrino di pochi euro all’uscita del bar o del panificio, o della moglie trovata per caso dietro al banco per sopperire temporaneamente alla malattia di un dipendente, rientrano sempre nella grande categoria dei colpevoli da condannare senza esitazione. E’ questo il parere di Renato Salvadori, presidente provinciale di Confcommercio.

Ma, se sono poche le certezze per chi intraprende, una cosa è assolutamente sicura- afferma Salvadori- “chi evade le tasse e non rispetta le regole è il primo nemico dell’impresa poiché crea condizioni di concorrenza sleale e quindi di distorsione del mercato. Per questo essere contro l’evasione fiscale non è solo questione etica ma, prima di tutto, aspetto di opportunità e corretta gestione del mercato. Detto questo però, mi oppongo a tutte queste analisi esasperate che incidono sulla mentalità dell’opinione pubblica e che, sull’onda scandalistica, spesso vengono proposte senza il filtro di una attenta e onesta analisi”.

I dati fiscali più recenti ci parlano di un Veneto operoso in cui il terziario con quasi 63. 000 dichiarazioni per oltre 1,6 miliardi di euro imponibili di euro per i quali versa oltre 312 milioni di tasse. Nello stesso periodo la manifattura con poco più di 19,000 dichiarazioni per oltre 487 milioni versa imposte per 92 milioni. Un evidente divario che non si colma neppure sommando i dati dell’agricoltura che pure viene dipinta come il nuovo Eldorado. I dati della tabella allegata parlano chiaro: il terziario di mercato dà lavoro, in Veneto, ad oltre 1 milione di persone ed alimenta il gettito fiscale in maniera evidente.

Detto questo- prosegue Salvadori- vorrei sottolineare alcune riflessioni che mi spingono a dire no a questa facile cultura.

Primo :perché un settore che versa da solo quasi il quadruplo della sommatoria degli altri due viene preso di mira come se l’evasione fosse tutta (e solo) dentro agli scontrini non battuti?

Secondo: data per scontata la condanna dei “ furbetti “ che non battono lo scontrino, pesa  di più, in termini di comportamento e correttezza, il 78% che fa correttamente il proprio dovere o il 22% che sceglie le scorciatoie? (dai controlli la percentuali di irregolari non supera mai di molto il 20% e per importi esigui se non irrilevanti, come nel caso dei panifici)

Terzo: oltre all’aspetto morale, che senso ha accanirsi sugli scontrini, eliminati in quasi tutti i paesi europei, quando in Italia, in realtà, le tasse si pagano per decreto? Non va infatti dimenticato che la quasi totalità delle imprese è soggetta agli studi di settore che impongono un rapporto di coerenza e congruità assolutamente stringenti dai quali ben pochi, in genere, si discostano.

Quarto: per quale ragione il tanto contestato terziario produce quattro volte il gettito fiscale rispetto a settori molto più strutturati su cui l’attenzione scivola con troppa superficialità? Termini come elusione ed ,  esenzione fiscale andrebbero collocati in tutta la propria capacità di produrre danno fiscale a carico dell’intera collettività.

Quinto: con buona pace dei censori gli scandali più consistenti, come dimostrato anche i più recenti e a noi più vicini, non coinvolgono il terziario ma altri, e ben individuati, settori. Non può essere un caso che nelle proprie linee guida il Ministero abbia concentrato la propria attenzione ispettiva sulle grosse imprese da cui, mediamente, deriva un gettito molto modesto.

Sesto: è giusto pretendere la correttezza fiscale da ogni singolo soggetto grande o piccolo che sia. Ma per ottenerla spontaneamente occorre che venga instaurato e perseguito un modello di correttezza e trasparenza a prova di stupido. Quindi non solo meno tasse, ma anche e soprattutto comportamenti coerenti ed equiparati per tutti. Una seria lotta agli sprechi, all’abusivismo, all’elusione, all’immersione,  – nel caso dell’agricoltura perfettamente legale- di redditi che, in altri settori sarebbero sottoposti a robustissima tosatura fiscale.

Mi secca molto- conclude Salvadori- essere considerato “ furbetto” solo perché faccio il commerciante. Mi secca soprattutto perché so che le persone che quotidianamente si rivolgono alla mia attività lo fanno per la stima che saputo conquistare giorno dopo giorno, e dando concrete risposte alla fiducia ho ricevuto gratificazioni. E questo è in netto contrasto con l’idea prevalente che passa in altri casi.

Come tutti ho un sogno: essere giudicato per quello che sono, per quello che dico e faccio e per come lo faccio. Non per me ma perché tutti abbiamo bisogno di riprendere il ragionamento andando oltre gli steccati alzando gli occhi dall’ombelico verso cui, troppo spesso, viene indotto il nostro sguardo.