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Il COMPARTO CHIEDE QUALITA’, SPECIALIZZAZIONE E PROFESSIONI A VALORE AGGIUNTO

Il nuovo Centro Studi sul Terziario Trevigiano di EBiComLab, una struttura sostenuta e promossa da EBiCom (Ente Bilaterale del Terziario) e coordinata da Alessandro Minello, presidente del Gruppo KIBS e docente a Cà Foscari, con sede presso il Palazzo del Terziario ha elaborato la prima ricerca dedicata al mondo del lavoro nel terziario trevigiano.

Per il 2014, ha in agenda un fitto programma di lavoro. Scandaglierà tre aree principali del settore: il mercato del lavoro, il fatturato, e l’imprenditoria, interagendo proficuamente con l’altro braccio operativo di Confcommercio che indaga da anni i consumi e l’evoluzione dei consumatori: l’Osservatorio provinciale sui consumi, diretto da Vittorio Filippi, sociologo e docente allo IUSVE. Venendo ai temi specifici, il programma annuale del Centro prevede ricerche su terziario e ambiente, su donne e giovani, sull’internazionalizzazione delle imprese, con l’obiettivo- dichiara il presidente di EBiCom Mario Piovesan- “di fornire nuovi strumenti di comprensione e di lettura di un settore in forte cambiamento”.
“E nel settimo anno di crisi, in un mercato sempre più difficile da comprendere, dove la stabilità del lavoro è l’emergenza sociale più importante, il Centro Studi” – prosegue Piovesan- “non poteva che partire dall’analisi del fabbisogno occupazionale delle imprese del terziario.”
“Pur nella negatività dei dati sulla situazione economica”- spiega Alessandro Minello, coordinatore del Centro Studi – “ed in un contesto con saldi occupazionali in calo negli ultimi quattro anni, le previsioni degli imprenditori (ovvero le aspettative), nell’anno appena concluso (il 2013) indicano circa 11.500 attivazioni di nuovi contratti, il 60% di lavoro dipendente, il 29% di lavoro interinale ed il 4,5% di lavoro a progetto. Per il lavoro autonomo si prevedono il 6% di nuove attivazioni”. La ricerca mette in evidenza una consistente ricerca di “specializzazione” di “competenza” e di “professionalità” “della cosiddetta esperienza”, un orientamento all’assunzione di giovani fino a 29 anni (frutto probabile dell’impatto della normativa sull’apprendistato, contratto che registra un’impennata del +23%), una spinta verso l’eguaglianza tra generi (scarsissimo il divario tra componente femminile e maschile), una preferenza per titoli di studio che prevedano almeno il diploma di scuola superiore e, possibilmente (per il 14%) anche di laurea”.
E se a grandi linee il terziario, pur selezionato e drenato dalla crisi, cerca, nella sostanza “qualità e valore aggiunto”, dall’altra, conferma Minello, “emerge con chiarezza la necessità, da parte delle piccole e medie imprese, di compiere un salto  di qualità nell’organizzazione e nella formazione del personale”.

K800_ebicomlab_plateaIn sintesi, mentre  il commercio tradizionale, soprattutto nei centri storici e nei centri periferici, fatica ad alzare le serrande, non si trovano facilmente addetti alle vendite e alla ristorazione con esperienza, disponibile ad orari e turni, né sembra facile trovare esperti in web, social network e ICT con adeguate conoscenza delle lingue. Senza dubbio più ottimistiche e degne di nota le aspettative riguardo a tutti i lavori e professioni che comprendono l’estetica, la cura della persona, e l’assistenza sanitaria, facilmente comprensibili in una società “che invecchia” e che “non rinuncia all’immagine”.

“Sta prendendo forma (e conferma)”- commenta il presidente di Confcommercio Guido Pomini- “l’idea, già annunciata nel maggio scorso in occasione della presentazione del General Report, di un territorio che sta andando verso un nuovo modello  di sviluppo, dove il terziario appare, per il futuro, come un settore “ad alto potenziale”, ricco di stimoli, che vanno ora raccolti, sviluppati e compresi, a patto che riesca a gestire la grande sfida di una crescita che non ammette deroghe su qualità e specializzazione”.