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LA CRISI DEL COMMERCIO E’ LA CRISI DELLA CITTA’

Lettera aperta del presidente Renato SalvadoriIn relazione alla mappatura dei locali sfitti

L’analisi, impietosa, fatta dal manager di distretto Pellegrino, sancisce incontrovertibilmente ciò che è già da tempo sotto gli occhi di tutti. Come altri centri storici, Treviso, priva di interventi correttivi, lentamente ma inesorabilmente muore. Inutile cercare la cause che pure per brevità vanno richiamate: svuotamento della città; costo degli affitti; crisi economica; mancanza di eventi capaci di trasformare la città in realtà turistica vera; incompleta diversificazione delle tipologie commerciali.
Mali avviatisi anni fa, ma che oggi stanno raggiungendo un apice prima difficile da immaginare.
Perciò occorre cercare e trovare, non già le colpe, quanto le possibili soluzioni.
Anzitutto occorre dare un senso alla “ grande Treviso” che nei fatti già esiste ma è come una ciambella lievitata ai lati, i comuni della cintura urbana, con un buco al centro: Treviso. Per cui serve una grande alleanza tra tutti gli enti locali che mettono insieme oltre 200,000 abitanti con l’obiettivo di valorizzare e salvaguardare il centro storico, come parte importante della propria identità.
Inoltre agire subito sullo svuotamento della città. Il vero “cancro” capace di minare la sopravvivenza di Treviso sono i meno di 6000 abitanti entro mura di oggi, rispetto agli oltre 20. 000 di qualche anno fa. Il ripristino dei contenitori vuoti, con parte degli stessi indirizzati a nuova residenza, soprattutto giovanile, è una pratica obbligata. Alcune iniziative della giunta comunale, subito messe in discussione dalla maggioranza che la sostiene, andavano timidamente in questa decisione. A quando la concreta accelerazione del fare?
Il capoluogo vale meno del 10% della residenza provinciale, è questo può essere un limite come i tanti campanili territoriali dimostrano; oppure, a condizione di girare decisamente pagina, una grande opportunità: Treviso può assumere finalmente il ruolo e la funzione di traino e guida che ai capoluoghi viene riconosciuto. In questo senso il prossimo rinnovo della provincia con l’indicazione del sindaco dal capoluogo come coordinatore può essere un segnale importante.
Poi occorre dare un “anima” al tessuto urbano. Non serve fare molta strada per cogliere la trasformazione di altri centri storici baciati dal successo. Monumenti, musei, isole pedonali, arredo urbano e trasporti dedicati, iniziative culturali e tanto terziario, con punte elevatissime di commercio.
Solo qualche anno fa, raccontando di Baltimora, sembrava provocazione il fatto che alcuni dipendenti comunali fossero dedicati all’apertura di negozi che diversamente sarebbero rimasti tristemente chiusi. Oggi la ventilata ipotesi di “ adozione “ di superfici commerciali sfitte da parte del Comune, rassomiglia molto a quella realtà. Ma “ americanizzarsi” conviene ?
In questo senso appare significativa, oltreché strategica, l’attività del manager di distretto. Evidenziare la realtà oggettiva dei fatti è la base per assumere la responsabilità delle scelte. L’amministrazione comunale deve obbligatoriamente individuare ed approntare risorse economiche rivolte al rilancio del centro storico, che è necessariamente il rilancio del terziario e del commercio in particolare. I possessori di immobili, per definizione interessati al futuro della città, vanno coinvolti in un’ opera di informazione e sensibilizzazione relativa al progetto di rilancio di Treviso. La fisionomia terziaria della città va ridisegnata dentro ad un progetto complessivo che dia prospettiva e fiducia a coloro i quali sono chiamati alla scommessa di rioccupare ed avviare gli spazi sfitti. Infine vanno pensate e programmate iniziative culturali, da qui ai prossimi cinque anni, entro cui il respiro della città e del territorio che ad essa si riferisce, assuma la forza del vento capace di alzare la polvere che, da troppo tempo, ingrigisce le cose.
E’ vero, la città non è dei commercianti, ma senza commercio, luci e vetrine, purtroppo, non può esistere città.