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LA SCUOLA DI SOCIO POLITICA SCATTA UNA FOTOGRAFIA DEL FENOMENO GIOVANI ALL’ESTERO

I GIOVANI ABITANO UN PAESE PIU’ GRANDE

Svoltasi l’altra sera al Pio X, con relatori Bruno Anastasia (direttore di Veneto Lavoro) e Lino Sartori (filosofo e autore della ricerca)

I giovani: pendolari, globali, o semplicemente internazionali?
Al tema dei giovani “che vanno all’estero” la scuola di sociopolitica delle Associazioni di categoria ha dedicato una tavola rotonda, svoltasi nell’ambito della 28° settimana sociale dei cattolici trevigiani al Pio X, con relatori Bruno Anastasia, direttore di Veneto Lavoro, e Lino Sartori, docente e filosofo che al tema ha dedicato un’ampia ricerca (effettuata nel 2013) che ha preso in considerazione 500 “storie giovanili”, delle quali 60 venete e 20 trevigiane, di giovani usciti dal paese prima del 2008.
In gran parte laureati (per il 75%, di età compresa tra i 25 ed i 38 anni, sono andati all’estero (principalmente in Cina, Stati Uniti, Canada) ed Europa (Regno Unito, Germania, Francia, Lussemburgo, Svizzera)  per fare un’esperienza utile per l’inserimento nel mondo del lavoro (25%) per mancanza di lavoro in Italia, (per il 65%), ma anche per trovare nuove prospettive e mettersi alla prova.
L’80% di loro trova lavoro nel giro di un mese e, dal secondo anno in poi, anche un lavoro coerente con le proprie aspettative.
Il 70% del campione monitorato (500 giovani) torna in Italia dopo  2 o 3 anni, ma spesso trova le stesse situazioni di quando è partito. Sul piano “soggettivo” la ricerca dimostra che i giovani che vanno all’estero, si sentono “eccedenti” (Sartori), ovvero in più, senza prospettive, ritenuti troppo  pretenziosi ai colloqui di lavoro, in grande sofferenza per la rottura di un sogno personale ed affettivamente soli in paesi in cui spesso sono diversi mentalità, abitudini e stili di vita. Si sentono soprattutto “inadatti” in un’Italia immobile, che fa colloqui di lavoro “stile negozio da ferramenta” (ovvero rigidi ed ingessati su competenze specifiche) invece che da “laboratorio orafo” (ovvero con approccio aperto a nuove visioni e mentalità).
Il fenomeno dei nuovi “mobili”- neologismo confermato da Bruno Anastasia nell’identificare quella larga fascia di giovani che partono per l’estero  (sono tra i 30 mila ed i 2 milioni)- se è da una parte difficilmente quantificabile sul piano statistico per la grande variabilità del flusso, dall’altra mette in evidenza che la mobilità dei giovani intraeuropea o extraeuropea non fa necessariamente riferimento alla “fuga dei cervelli” ma ad un naturale processo di allargamento culturale, frutto della globalizzazione ma anche della spinta a cambiare contesto culturale e lavorativo”. ccorre dunque assumere piena consapevolezza di questo fenomeno- se non altro- come ha confermato Lino Sartori- “per il fatto che il “costo” di produzione di un laureato è