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PEDONALIZZAZIONE, CITTA’ E CENTRO STORICO: ECCO LA NOSTRA PROPOSTA

Il tema della pedonalizzazione del centro storico e dei varchi ha infiammato, in questi giorni, le pagine della cronaca. Ecco l’intervento del presidente Salvadori che riassume la nostra proposta.

Il dibattito sulla pedonalizzazione del centro storico di Treviso tiene banco da oltre 30 anni con uno scontro tra favorevoli e contrari su cui si sono buttati litri d’inchiostro, contrapponendo cittadini, commercianti ed amministratori in una sorta di guerra santa. Che purtroppo si è combattuta e combatte intorno una città in forte cambiamento ed in profonda crisi, che avrebbe , al contrario, bisogno di stimoli ed entusiasmo. Per cui la prima domanda da porsi dovrebbe essere: la pedonalizzazione è un problema vero, oppure non già un’occasione mancata?
Perché la pedonalizzazione dei centri storici ed urbani è un processo irreversibile che, con buona pace dei molti detrattori, va incontro ai nuovi bisogni della residenzialità, del vivere lento, del riappropriarsi delle piazze come luogo dell’incontro e del vivere civile.
Peraltro il tema è concreto e quindi, l’approccio più sbagliato sarebbe quello di trasformarlo da confronto sul problema a scontro politico. Perché la questione vera non è il dibattito sul cassetto dei commercianti, quanto il confronto sul modello di sviluppo delle città in generale e di Treviso in particolare.
Purtroppo, promesse, cronoprogrammi troppo spesso campati per aria, interventi parziali e impropri tentativi di comunicazione, inutili tavoli di concertazione e messaggi contraddittorie non hanno aiutato a collocare esattamente il problema.
Ed il protagonismo di qualche assessore ( magari anch’esso in concorrenza con l’opposizione per il prossimo rinnovo elettorale? ) ha finito per sviare l’attenzione di tutti- per primo dell’opinione pubblica – dal fatto che una pedonalizzazione sostenibile poggia su una progettualità puntuale , si alimenta con una concertazione vera. Supera le resistenze con risposte misurabili in ordine a parcheggi, sistemi di collegamento, arredo urbano , e, soprattutto, congrue politiche di rivitalizzazione urbana e culturale.
Allo stesso modo, la protesta di una parte di operatori del centro che anziché indurre al piacere della scoperta cittadina, al consumo come momento ludico e gratificante, all’immagine di una città accogliente in cui è bello andare, minaccia chiusura e buio è, perlomeno, contraddittoria. Per non dire controproducente.
L’irreversibile processo storico che conduce alla pedonalizzazione ha però bisogno di un concambio: l’aumento della popolazione residente. Treviso si è spopolata, passando da oltre ventimila residenti entro mura di qualche decennio fa ai meno di seimila attuali. Occorre agire portando famiglie- soprattutto giovani- servizi e vita all’interno di un centro storico che, diversamente, rischia di trasformarsi in museo. Solo così -cioè aumentando il bacino d’utenza, potrà manifestarsi un interesse per l’insediamento di gruppi terziari moderni e di prospettiva. Solo in questo modo la città avrà una propria fisionomia riconoscibile e, perciò, desiderabile.
La città capoluogo ha un grande problema: vale in termini di abitanti meno del dieci per cento dell’intera popolazione provinciale. Purtuttavia questo limite potrebbe essere la sua opportunità. Politiche di inurbamento, nuovi insediamenti compatibili con il tessuto urbano attuale, politiche sociali definite e comprensibili, possono trasformare Treviso da uno dei tanti campanili che popolano la provincia nel vero capoluogo in cui tutti si riconoscono. Alcune politiche fin qui fatte dall’attuale amministrazione Manildo vanno in questa direzione. Il registro delle copie di fatto, il testamento biologico, le politiche dell’accoglienza – anche il pur pasticciato appoggio al Gay Pride – sono testimonianza di una città che, aprendosi al nuovo, al moderno, dimostra la capacità di fare tendenza e quindi di attrarre nuovi cittadini, nuove imprese, nuovi interessi, nuova attenzione.
Quindi ci sia congruenza anche circa la pedonalizzazione che va presa per ciò che è: una promessa elettorale contenuta nel programma del Sindaco Manildo e sulla cui base- peraltro assieme alla pista ciclabile di Via Montegrappa- questa amministrazione è stata eletta.
Perché non si dimentichi che, l’elezione di un Sindaco chiunque esso sia, comporta la consegna delle chiavi della città per l’intera durata del mandato. E, solo alla fine di quel periodo, nello stilare il giudizio, sarà possibile riconfermare o cambiare quell’amministrazione.
Quindi adesso tocca al Sindaco. Deve riaffermare validità dei contenuti del proprio programma elettorale, oppure cambiarli dichiarandolo. Ma soprattutto deve avviare una concertazione seria, costruita su passaggi concreti, cancellando le troppe autonomie assessoriali. In una parola, deve fare il regista di un processo che coinvolge tutta l’amministrazione di cui lui è la garanzia.
E’ possibile. E’ già stato fatto e quindi si può ripetere, come la storia recente di Montebelluna insegna. Lì un Sindaco, solo contro tutti, ha cambiato in pochi mesi la fisionomia di una cittadina rimasta da sempre uguale a sè stessa. Ed oggi la piazza pedonalizzata è un vantaggio anche per chi, prima , vi si opponeva. E quel sindaco contro tutti, è stato rieletto, al primo turno, con una maggioranza bulgara.
Quindi anche a Treviso sia il Sindaco a riprendere la funzione di regista e di pungolo. Ma anche di garanzia.
Garanzia circa una concertazione vera; garanzia intorno alla certezza dei tempi e dei modi; garanzia che i servizi- dai parcheggi all’accessibilità- saranno garantiti; garanzia che i disagi- innegabili- saranno ricompensati da una città più aperta, accogliente, popolata ed attraente; garanzia che tutti – ma proprio tutti gli amministratori – hanno letto il programma elettorale e a questo si attengono strettamente.
Il danno fatto da qualche “illuminato” che sulla scorta delle proprie visioni ha svuotato la città di una serie di funzioni di servizio, spostandone il baricentro e modificandone la fisionomia, non si potrà più riparare; ma proprio per questo la sfida di riportare Treviso al passo con i tempi diventa indifferibile.
E, ne sono sicuro, di fronte ad un percorso limpido, puntuale e perciò comprensibile la disponibilità di tutti a condividere la sfida, magari con qualche mugugno, finirà per non mancare.