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Rilanciamo il nostro ruolo associativo: intervista al presidente Guido Pomini

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Qual è stato il ruolo dell’Associazione negli ultimi anni, soprattutto a partire dagli inizi della crisi? Quali le politiche adottate a tutela degli associati trevigiani?

La nostra Associazione, da sempre, e ancor più dall’inizio della crisi, dal 2008 in poi, la svolto la funzione mediatrice tipica del “corpo intermedio”, a metà strada tra opinione pubblica e partiti in un terreno movimentato che ha consentito di gestire le spinte dal centro verso l’esterno e quelle dall’esterno verso il centro, una sorta di “gioco complesso” che non può- e non poteva – essere lasciato alle singole imprese e del quale ce ne siamo assunti, con oneri ed onori, tutta la responsabilità. Essere “corpo intermedio” significa stare di fronte alla Politica e proporre le soluzioni ai problemi degli associati.
Sul fronte delle politiche di “tutela” portate avanti, mi permetterei di partire dalla parola stessa: “tutela” è un principio di base già di per sé insito nell’attività di rappresentanza, che svolgiamo quotidianamente in tutte le sedi per conto di oltre 9000 associati. Ritengo più corretto parlare di “sviluppo”: un valore, quest’ultimo, che abbiamo perseguito in tutte le attività organizzate, con la formazione, coi numerosi convegni, con i nuovi servizi, con proposte di rete e con iniziative specifiche che, di volta in volta, hanno risolto problematiche anche significative di singole categorie.

In un momento in cui i centri storici delle città del Veneto soffrono una crisi del commercio, come vede il ruolo delle Associazioni di categoria per il rilancio?

La crisi dei centri storici colpisce tutti i centri della Marca trevigiana, inutile elencare le cause, è un processo profondo e complesso, iniziato decenni fa con l’avvento della Grande Distribuzione da un lato, e dall’altro causato da scelte amministrative di Comuni e Regioni poco lungimiranti, proseguito poi con la globalizzazione, che ha rimescolato le carte.. Le Associazioni di categoria, come dimostra Treviso per esempio, hanno un ruolo fondamentale e direi strategico nella progettazione e nella costruzione di un piano di rilancio che consenta la rivitalizzazione della città e del centro storico come il più bel centro commerciale naturale. Treviso ha fatto da apripista con il marchio, tuttora in vigore, di “Vetrina Trevigiana”, una sorta di “ombrello” che assommava in sé le varie identità in vista della costruzione di un’idea unitaria, attraente e suggestiva del centro storico.

Quali le azioni necessarie, secondo Confcommercio, per favorire la ripresa?

Anche in questo caso non esiste la ricetta specifica di Confcommercio Treviso, perché i problemi di Treviso sono i problemi dell’Italia. Nessuna ripresa- se mai ci sarà (sono convinto che non torneranno più i livelli di consumo pre crisi) potrà esserci se questo Paese non mette mano alle Riforme (pensioni, lavoro, fisco), se non avvia una politica fiscale che non sia solo drenante ma realmente incentivante e che consideri l’impresa un soggetto da valorizzare e non un’anomalia da colpire e perseguitare. Se si continua a tagliare la cultura, a non investire sui giovani e sulla scuola, se non si considera il turismo come la vera leva di sviluppo, se non si tagliano gli sprechi veri….la ripresa non arriverà mai.

Esiste ancora un’eccellenza italiana da tutelare di fronte all’avanzare della concorrenza straniera?

Certo che esiste, è il nostro grande patrimonio, che fonda il nostro turismo e la nostra cultura, ed è proprio quello delle biodiversità, delle tipicità, dell’artigianalità, della creatività, del buon gusto, della bellezza, valori che nessuna spinta straniera potrà mai sottrarci e per i quali occorre acquisire una reale consapevolezza.

Quali sono i futuri progetti associativi?

Di progetti ce ne sono molti, in questo momento mi esprimo con rispetto e prudenza perché a giugno finisce il mio mandato. Abbiamo già individuato un progetto complessivo che declina il tema dell’innovazione come elemento strategico per il 2014. In questi anni abbiamo posto alcune premesse fondamentali per la conoscenza e la cultura del terziario, un settore che contribuisce per oltre il 50% alla crescita del PIL, rappresenta più del 50% delle unità locali della provincia, dà lavoro a 205 mila persone, conta 83,4 imprenditori ogni 1000 abitanti, cresce al ritmo del +2,5%, ed ha tutto il diritto di continuare ad essere valorizzato e potenziato. Proseguiremo, oltre a tutte le attività dei gruppi organizzati, con il nuovo Centro Studi sul terziario, appena battezzato, con il lavoro dell’Osservatorio sui Consumi, insomma in quella grande opera di approfondimento di strumenti conoscitivi che abbiamo avviato, relazionandoci sempre più, in maniera trasversale, con le altre Associazioni di categoria. Sul fronte del lavoro, potenzieremo le politiche improntate alla bilateralità.
Che messaggio potrebbe lanciare ai giovani che vogliono aprire un’attività commerciale?
Si potrebbero dire molte cose, col rischio di produrre una noiosa lista di “consigli utili”. Non mi sento di “insegnare” nulla. Dico solo alcune cose, che ritengo inderogabili: cercare di essere “originali”, seguire la propria passione, credere in quello che si fa, non mollare, allargare sempre i propri orizzonti, formarsi. Sono questi gli unici “valori” che potranno rendere i nostri giovani dei veri protagonisti della nuova economia e che nessuna crisi potrà mai spazzare via.