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RISULTATO DELL’ABOLIZIONE DEI VOUCHER: UFFICI INTASATI E GUAI PER CHI LAVORA CON I PICCHI DI PUBBLICO

Le imprese del settore turismo, ristorazione e pubblici esercizi sono ora prive di strumenti per reggere i picchi di lavoro, timori per l’adunata degli alpini

“L’abolizione dei voucher? Una sterile crociata che ha creato una falsa ideologia del precariato, a tutto danno della regolarizzazione efficace del lavoro occasionale ed accessorio, contribuendo così ad alimentare divisioni sociali e contrapposizioni. La politica e la CGIL devono mettersi in testa che il lavoro non si crea per decreto, ma si acchiappa quando c’è, regola base per far crescere l’economia”. Da questa situazione deriva un provvedimento governativo grave sia nel merito (si abolisce uno strumento perché è troppo usato) e soprattutto nel modo ( è stato di fatto abrogato in meno di 24 ore lasciando le aziende alla propria fantasia!)
“E’ secca la replica di Renato Salvadori”- presidente provinciale di Confcommercio- “Associazione che in questi giorni fa i conti con un centralino rovente di richieste- spiega Salvadori- provenienti in particolare da imprese del settore turismo e dell’ospitalità, che si trovano, di fatto, prive dell’unico strumento di flessibilità reale e funzionante che consentiva di strutturare al meglio il lavoro nei momenti di picco. Trovo assurdo abolire uno strumento normativo che ha dimostrato di rispondere concretamente ai bisogni di lavoro senza peraltro aver pronta un’alternativa seria, soprattutto per imprese che non possono procedere ad assunzioni a tempo indeterminato. Un’abolizione che va contro non solo il parere delle imprese, ma anche dei cittadini, visto che una nostra indagine, commissionata a Rumater (Centro studi Terziario Nordest) il mese scorso, dimostra che nel nostro territorio l’87% dei cittadini ed il 90% delle imprese voleva continuare ad usarli, chiedendo solo semplici ritocchi (per esempio vietandone l’uso nella pubblica amministrazione o per compensare i propri dipendenti). Stiamo tornando a parlare del lavoro a chiamata, anch’esso a suo tempo demonizzato, criticato e superato, siamo in un circuito che alimenta distorsioni perdendo di vista l’unica necessità: costruire una flessibilità seria e sostenibile.”
“Preoccupatissimi in particolare i pubblici esercenti”- rappresentati da Dania Sartorato– presidente di Fipe Confcommercio- “soprattutto in vista dell’adunata degli alpini e della stagione primaverile ricca di eventi e manifestazioni. Ho colleghi che mi hanno chiamato perché non sanno che alternative usare, fortunatamente il nostro sistema provinciale è in grado di proporre soluzioni simili, perché siamo stati i primi a creare il part-time breve del week-end, anche di sole 4 ore, utilissimo per gli studenti, ma di fatto ci hanno tolto, in nome di presunti abusi, uno strumento pratico che le nostre imprese apprezzavano per semplicità di approvvigionamento (anche on line), caratteristiche di tracciabilità e trasparenza, unici elementi che avevano sul serio contrastato il lavoro nero”.
Leggi l’approfondimento di Rumater:

comunicato stampa – rumater