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STUDI DI SETTORE: POSSIAMO DIRE ADDIO O ARRIVEDERCI? ECCO COME DOVREBBE CAMBIARE IL RAPPORTO CON L’AGENZIA DELLE ENTRATE

Pienone al convegno organizzato da Confcommercio nei giorni scorsi al BHR, attesa ma anche grande cautela per le novità che dovrebbero cambiare il rapporto tra fisco ed imprese e favorire un miglior dialogo con l’Agenzia delle Entrate

Molta cautela, ma anche attesa per le novità fiscali che, forse già a breve, potranno cambiare il rapporto tra fisco e contribuente e potranno migliorare, almeno sulla carta, quel dialogo mancato e tanto richiesto con l’Agenzia delle Entrate. Alla nuova fiscalità ed alla nuova era “post studi di settore”, Confcommercio ha dedicato un importante convegno, che ha riscosso grande interesse tra le imprese, dove gli esperti: Giampietro Brunello, commercialista, già amministratore delegato di Sose (la società che ha creato gli studi di settore), Andrea Cervi, capo reparto accertamento dell’Agenzia delle Entrate, direzione regionale del Veneto, ed Antonio Vento, già responsabile delle politiche fiscali di Confcommercio, hanno illustrato i punti principali del cambiamento del sistema degli accertamenti fiscali che abbandonerà gradualmente il criterio presuntivo per assumere nuovi criteri di valutazione del contribuente.
“Il fisco”- ha dichiarato in apertura il presidente di Confcommercio Renato Salvadori– “è un elemento di coesione o di separazione dei corpi sociali, e per questo deve essere leggero, chiaro, percepibile, giusto. Attendiamo i decreti attuativi per comprendere e valutare il nuovo sistema di accertamento”.
“Gli studi di settore”- ha spiegato il commercialista Giampietro Brunello– “resteranno non più come strumento di accertamento ma come strumento di analisi. La strada che si intende imboccare è quella della trasparenza, verrà introdotto un nuovo criterio, fondamentale, quello dell’affidabilità del contribuente”.
Indicatori sintetici di affidabilità, previsione di specifici benefici, adeguamento in dichiarazione, regime premiante, gruppi omogenei di contribuenti, semplificazione e riduzione o esclusione dei controlli. E’ questo- in estrema sintesi- il nuovo vocabolario fiscale cercherà di cambiare il verso di marcia e di inaugurare, dopo l’era della vessazione e del controllo presuntivo e della “congruità con gli studi di settore”, una nuova era, più trasparente e dialogante, dove il contribuente dovrebbe diventare il protagonista attivo di un circolo virtuoso, dove i redditi, i fatturati e i controlli possano fare rima (sul serio) con parole come sviluppo, equità, giustizia.
“La fotografia che abbiamo ora del nuovo regime”- ha spiegato Antonio Vento– “è ancora sfuocata perché molti sono gli elementi da definire, anche se l’esperienza di 18 anni di studi di settore resta come patrimonio conoscitivo di un mondo che si prepara ad assorbire ora le incognite del nuovo impatto fiscale, che, come tutte le rivoluzioni, richiederà tempo ed assestamenti”.