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WELFARE DAY: I NUMERI E LE PROSPETTIVE DEL TERZIARIO

Nella Marca trevigiana già siglati due accordi, nel 2017 e nel 2018, grazie alle buone relazioni sindacali
La cultura “dalla culla alla tomba” stenta ad imporsi, i primi passi del terziario grazie all’azione associativa, si punta agli apprendisti

Due accordi siglati, uno nel 2017 ed uno nel 2018 (da Unascom e Fisascat Cisl, Uiltucs Uil, Filcams CGIL), di cui l’ultimo, anche col contributo di EbiCom, rivolto agli apprendisti. Una rete di oltre 24.000 lavoratori e circa 8.000 imprese del terziario coinvolti: questi sono i primi numeri reali del welfare territoriale trevigiano. I numeri dimostrano che siamo all’alba della cultura “di risposta” della nuova generazione di trevigiani, quella tradita dalla promesse della crescita, con tutele e garanzie sempre più assottigliate, sogni di pensioni sempre più magri ed incerti, che ora guarda con una certa ma ancora timida fiducia al sistema di tipo privatistico che mette insieme la capacità propositiva delle singole aziende, l’azione delle istituzioni e la contrattazione delle parti sociali, per prevenire squilibri demografici, aspettative di vita che si allungano sempre più, aumento del debito pubblico e crisi economica.
Il senso dell’accordo territoriale welfare e del welfare day che vede la mobilitazione del Veneto è proprio questo: convincere le aziende a fare accordi che sfruttino le norme fiscali ed innalzino il benessere dei dipendenti ed indurre i lavoratori ad aderire a forme di tutela sanitaria o pensionistica che possano garantire un futuro migliore di quello che emerge dalle proiezioni statistiche.
I vantaggi dell’adesione al welfare sono chiari: per le aziende benefici fiscali e contributivi, e per i lavoratori varie opportunità a scelta tra i due grandi pilastri: la pensione integrativa (1 su 3 lo sceglie), l’ assistenza sanitaria o (a seconda degli accordi), altre forme di welfare mirate alla persona o al nucleo famigliare.
“La novità di questi due accordi”- spiega Luca Bertuola – responsabile dei servizi sindacali di Unascom-Confcommercio e segretario di EbiCom- “sono due. La prima è l’adesione da parte di piccole imprese, prima estranee a questo tipo di contrattualistica, e l’ultima, recente, riguarda gli apprendisti. La contrattazione peraltro si avvale anche dell’aiuto di EbiCom che mette a disposizione un incentivo di 300 euro per le aziende ed i loro apprendisti per agevolare l’adesione alla previdenza integrativa per i primi tre anni”. “Un investimento”- assicura Bertuola- “che riguarda i giovani lavoratori in fase di apprendimento che mira a formare una cultura più responsabile verso il proprio futuro”.
“Unascom e parti sociali”- concludono congiuntamente Massimo Marchetti e Mario Piovesan, rispettivamente presidente e vicepresidente di EbiCom- “hanno iniziato ad interrogarsi per tempo sulla tutela dei lavoratori, sulla tenuta dei redditi futuri e su come incentivare la previdenza integrativa. Occorre immaginare strumenti di welfare non a carico della cosa pubblica e la capacità di metterli in pratica e di diffonderli farà la differenza. Ben venga il welfare day. Tra le forme di welfare a scelta delle imprese e dei lavoratori la gamma di servizi sul piatto è ampia ma punta sempre alla qualità della vita ed alla famiglia: si spazia dal supporto alle spese scolastiche, asili nido, universitarie, di formazione, per vacanze studio, sport. E l’uguaglianza è presto fatta: più welfare, più vita, più famiglia, più coesione, più conciliazione